Capita
a volte di sentire un richiamo che proviene dalla strada. Arriva mentre sei
chiuso nella tua stanza, ad organizzare qualcosa di assolutamente
improrogabile, di necessario di vitale per il mondo. Il tuo e quello di pochi
altri.
E
mentre il mondo, quello vero, vive e grida di rabbia, di indignazione, mentre
le persone come te sono fuori a sfogare nel ballo e negli slogan la voglia di
cambiare il mondo, tu sei curvo su una scrivania, o seduto intorno ad un tavolo
guardando negli occhi altri come te. Questi, davvero uguali a te. Vorresti
uscire a guardare, anzi, a partecipare a
quello che succede fuori ma qualcuno ti fulmina, con un sorriso cinico e
uno sguardo di compassione, una parola di sufficienza per quelli che stanno
fuori e il compiacimento per noi, che sappiamo di numeri, di seggi, di
operazioni di voto, di democrazia insomma. Peccato che ci siano certe
manifestazioni proprio in questo periodo. Forse sarà più difficile del previsto
portare ragazzi e ragazze a votare per le primarie, presi come sono dalla
protesta universitaria.
La
cecità con cui i giovani democratici si sono approcciati alla protesta
studentesca anteponendo alla battaglia democratica per la nostra università le
primarie, rendendole una gara interna in barba al divenire del mondo mi ha
fatto definitivamente capire che ho esaurito la speranza.
Speravo
che il PD fosse un grande partito. Ad oggi è solo un grosso partito. Numeri,
parlamentari, costituenti e coordinatori, scatole cinesi, commissari e garanti,
comitati promotori, correnti associazioni. Non manca niente.
Ma
forse nel trasloco che DS e Margherita hanno fatto per sistemarsi nel moderno
(come il PD) e nuovo (ancora come il PD) loft romano, hanno dimenticato lo
scatolone su cui era scritto “idee”
O
questi fantomatici scatoloni sono dentro lo sgabuzzino del loft, insieme ai
detersivi e alla carta igienica. Io di certo non lo saprò mai.
Speravo,
ma forse in fondo lo sapevo. Mi sono candidata alla primarie del 14 ottobre e,
quest’anno, a quelle dei giovani. Nel mezzo non sono riuscita a capire in che
modo sarebbe stata l’ora delle idee. Perché ne abbiamo così tante e – a quanto
pare – siamo tutti così sensibili, che per non scontentare nessuno, non ne
promuoviamo neanche una.
Nulla
che non sia contingente, immediato, funzionale ad un qualcosa che si deve
ottenere al più tardi domani deve essere espresso, pensato e voluto. Solo così
la moderna forma partitica, il nuovo, il grande, il bello, l’immenso e
democratico partito democratico può andare avanti.
Non
serve riempire Roma di manifestanti se poi manca una cornice ideale, di valori,
una visione d’insieme del Paese, un progetto che non sia di risposta vuota
all’agenda che detta la maggioranza ma che sia organico e pensato.
Ho
iniziato a fare politica molto presto perché ho delle idee e ho la presunzione
di pensare che siano migliori di quelle di chi pensa al mondo come il luogo
della competizione, della violenza verbale, della sopraffazione e del potere a
tutti i costi, di chi vede la politica come un mercimonio di cariche e di sottogoverni,
come luogo di gestione del mero potere contrapposto alla voglia di cambiamento.
Nel
PD ho conosciuto persone splendide e vere, nelle quali ho però visto la
rassegnazione dell’essere sopraffatti da qualcosa di più grande, dalla
necessità di nascondere sotto il tappeto le brutture che questo partito ha
avuto la capacità di creare. Ho capito che queste persone sono rassegnate a
stare in un partito che appare già immutabile e nel quale non si può “rompere”
più di tanto, perché comunque vada non cambia nulla.
Ho
capito, con molta sofferenza in realtà, che il PD non è il posto per me.
La
disattenzione e l’approssimazione con i quali si trattano tematiche
fondamentali come il diritto all’autodeterminazione dell’individuo, la
multiculturalità della società, le libertà civili, la cultura, la giustizia, la
laicità a vantaggio di tutt’altro non possono che portarmi ad una profonda
crisi di coscienza.
Per questo motivo trasmetterò in questi giorni agli
organismi competenti una lettera di dimissioni irrevocabili dal PD e dai GD a
tutti i livelli poiché ho deciso di spostare il mio impegno politico verso
forme differenti da quelle partitiche.
Grazie a tutti.
È stato bello, a volte, nonostante tutto.